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9 Agosto: Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni

9 Ago 2026

Il 9 agosto ricorre la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni, istituita dalle Nazioni Unite nel 1994 per riaffermare e tutelare i diritti fondamentali delle popolazioni native di tutto il mondo. Questa ricorrenza è nata per accendere un riflettore globale sulle sistematiche violazioni dei diritti umani, sulle discriminazioni, sull’emarginazione sociale e sulla progressiva perdita dei territori ancestrali che minacciano la sopravvivenza stessa di queste comunità.

Per FUNIMA International questa non è una semplice data sul calendario, ma il cuore pulsante della nostra identità. Operare sul campo, dalla foresta del Chaco Salteño in Argentina, fino alle comunità in Brasile, significa difendere chi custodisce il futuro del nostro pianeta. Ma la scelta di dedicare la nostra missione a queste popolazioni risponde a ragioni molto più profonde, che intrecciano giustizia storica, ecologia e una profonda rivoluzione delle coscienze.

Una cosmovisione che ribalta i nostri paradigmi 

Il motivo principale che ci lega ai popoli nativi è la loro saggezza ancestrale. Nella loro cosmovisione, l’indigeno si sente un’estensione naturale della foresta. La Natura è una Madre che dona la vita, non una “merce” da consumare. Per questo motivo, il nostro concetto di “proprietà privata” per loro non ha senso: non si può possedere la madre terra. Sorprendentemente, queste comunità vivono da millenni quel principio del “tutto interconnesso” a cui la nostra scienza moderna, come la fisica quantistica, sta arrivando solo oggi.

Il baluardo contro un colonialismo mai finito

Oggi le popolazioni indigene sono spesso l’unico vero ostacolo alla deturpazione di aree naturali fondamentali per la biodiversità e per la sopravvivenza stessa dell’umanità. Il colonialismo iniziato secoli fa ha solo cambiato forma: immense porzioni di territorio vengono ancora oggi sottratte per fare spazio a monocolture, allevamenti intensivi o estrazioni minerarie, generando gravissime crisi idriche e umanitarie. L’Occidente, storicamente, ha oppresso popolazioni da cui invece avrebbe dovuto imparare.

Il nostro approccio: l’accompagnamento, non l’imposizione

Come FUNIMA, crediamo che la vera cooperazione non debba mai trasformarsi in un nuovo colonialismo o in sterile assistenzialismo. Noi non andiamo in questi territori per imporre il nostro stile di vita, come pretendere di costruire case di cemento per chi desidera vivere a contatto con gli alberi. Noi pratichiamo il vero accompagnamento. Ascoltiamo i bisogni delle comunità e diamo loro gli strumenti pratici (come attrezzi agricoli) per rendersi autonomi. Agiamo come una “cerniera” tra mondi diversi, mediando tra i nativi e le istituzioni locali, spingendoci a volte a completare infrastrutture vitali, come pozzi d’acqua, lasciati a metà.

La rivoluzione parte da dentro 

Tutelare le radici indigene non significa guardare al passato con nostalgia, ma proteggere l’unica mappa possibile per orientare il futuro di tutti. Tuttavia, la storia ci insegna che per cambiare davvero le cose nel mondo, dobbiamo prima compiere una rivoluzione dentro di noi, sconfiggendo quel nostro “ego bellico” che genera paure e divisioni.