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Diario della guerra

22 Lug 2026

È così che viviamo.

È così che soffriamo fin da quando eravamo bambini.

Lara non piangeva perché cercava una carezza o il latte.

Piangeva perché cercava una luce una luce gentile capace di farle sentire che almeno per un momento era al sicuro.

Da quando perfino una semplice lampadina è diventata un lusso irraggiungibile ha iniziato a cercare una brezza fresca in questo caldo soffocante che le brucia la pelle.

Il suo piccolo corpo si è irritato, non per una malattia ma perché i pannolini che possiamo permetterci sono ruvidi, di pessima qualità e feriscono la pelle delicata dei bambini.

Credo che siamo entrati in un nuovo capitolo della sofferenza.

Un’altra prova per una bambina venuta al mondo in mezzo alle macerie un luogo dove la vita sembra essersi fermata prima ancora che lei aprisse gli occhi.

Il mondo che ha paura dell’assassino dei bambini.

A Gaza più di ventiduemila bambini sono stati uccisi e oltre quarantaquattromila sono rimasti feriti durante il genocidio in una delle tragedie umanitarie più documentate della storia moderna.

Oggi il rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite conferma, sulla base di prove forensi digitali e mediche, che alcuni di quei bambini sono stati uccisi da cecchini o mutilati deliberatamente.

Ma la tragedia non si ferma al crimine.

Si estende fino a mostrare il crollo morale e giuridico di questo mondo.

Il presidente della Commissione ha dichiarato che i nomi di alcuni bambini non sono stati resi pubblici per paura che le loro famiglie possano subire ritorsioni.

Che giustizia è quella costretta a nascondere i nomi delle vittime per paura del carnefice?

Che ordine internazionale è quello incapace di proteggere le famiglie dei bambini di cui ha documentato la morte mentre chi è accusato continua a commettere gli stessi crimini sotto la protezione della politica?

L’umanità si trova davanti a un paradosso che la storia non aveva mai conosciuto.

Le prove esistono.

I crimini sono documentati.

Le vittime hanno un nome.

Eppure la paura non abita più soltanto nei cuori dei civili.

Ha raggiunto perfino le istituzioni della giustizia internazionale.

La storia ricorderà che migliaia di bambini sono stati uccisi a Gaza.

Ma ricorderà anche che il mondo era arrivato a un tale livello di debolezza da costringere persino le commissioni internazionali a temere di pubblicare i nomi dei bambini martiri per paura della vendetta di coloro che avrebbero dovuto essere sotto processo.

Non è soltanto una tragedia umana.

È la testimonianza più crudele di un tempo in cui il potere del criminale è diventato più forte dell’autorità della legge e il silenzio della comunità internazionale è diventato una delle forme più pericolose dell’impunità.

Questa mattina mi sono svegliata presto nonostante mi fossi addormentata molto tardi.

Mi hanno svegliata i camion che attraversavano Salah al-Din Road.

Per un istante il rumore dei camion degli aiuti portava con sé una piccola piuma di speranza.

Forse questa volta qualcosa arriverà davvero fino a noi.

Forse questa volta ci sarà del cibo.

Forse questa volta arriverà anche un po’ di sollievo.

Ma con il passare dei giorni mentre i nostri stomaci continuavano a rimanere vuoti quella speranza ha iniziato lentamente a dissolversi.

E ora restiamo lì, in silenzio a guardare quei camion scomparire dietro persone che sembrano avere sempre tutto mentre chi ha davvero fame continua ad aspettare invano.

Questa è la verità che il mondo fuori da Gaza non conosce.

Non tutto ciò che entra a Gaza arriva a chi ne ha bisogno.

E noi continuiamo ad aspettare
come se anche la speranza qui fosse diventata un bene razionato.

 

Shorouq

Gaza, Luglio 2026.