Dal 2019 il servizio di assistenza alle persone senza dimora attivo a Roma nasce dall’impegno di Daniela insieme a suo marito e a sua figlia. Nel tempo l’attività si è progressivamente ampliata coinvolgendo altri volontari, fino a costituire oggi tre gruppi operativi sul territorio, presenti nelle aree di Monte Mario, Tor Vergata e Via della Conciliazione. Con uscite settimanali costanti, i volontari offrono supporto attraverso la distribuzione di cibo, abbigliamento, prodotti per l’igiene personale, coperte e sacchi a pelo, oltre a un orientamento ai servizi sanitari, alla ricerca di lavoro e alle pratiche burocratiche. Il servizio garantisce settimanalmente supporto a circa 15–20 persone, estendendo negli ultimi mesi l’attenzione anche a famiglie in difficoltà con minori a carico.
A seguire, la testimonianza personale di Daniela.
Il vero Amore l’ho incontrato lì
di Daniela Pampana
Fino a quel momento forse non mi ero mai chiesta cosa significasse dormire per terra, avere al posto di un morbido letto, un sottile cartone.
Forse non mi ero mai chiesta cosa significasse non sapere se riuscire a mangiare, a lavarsi o riuscire a trovare un posto dove fare i bisogni.
Forse non mi ero mai chiesta cosa significasse non avere una casa nella quale tornare, non avere una famiglia che mi volesse bene.
Forse queste domande non me le ero mai poste perché, pur vivendo nella semplicità, non mi manca nulla di tutto questo.
Forse perché tutto ciò che mi sembrava scontato, in realtà non lo era per tutti.
Pensai allora di mettermi al servizio di coloro che non hanno ciò che a tutti noi sembra scontato avere, e pensai di farlo, soprattutto perché sentivo dentro di me, un amore grande da voler donare ad anime fragili.
Decisi di servire quelle anime, forse anche un po’ per senso di colpa ma soprattutto perché sentivo che il mio spirito spingeva verso quella direzione.
E mai avrei pensato di scoprire che in quelle realtà tanto dure, avrei trovato il vero Amore, quello con la A maiuscola, quello che forse nessun essere umano mi aveva mai donato.
E mai avrei pensato di scoprire che il mio posto era proprio lì, accanto a loro.
Ricordo benissimo il giorno in cui ho iniziato.
Mi sembrava di vivere in una realtà surreale ma avvolta da un alone di magia.
Fino a quel momento non avevo mai osservato da vicino quelle persone dimenticate da tutti. Da tutti noi presi dalle nostre attività frenetiche, dal lavoro, dalla quotidianità, dal timore di non arrivare a fine mese, dalla corsa ai regali di Natale.
Quando in realtà per alcuni esseri umani, bisogni che noi riusciamo a soddisfare senza neanche accorgercene, diventano un’impresa quasi impossibile.
Ricordo la prima signora che ho conosciuto.
Nella grande e luminosa Piazza San Pietro di Roma, il mio sguardo incrocia due occhioni blu come il mare.
Sono gli occhi di una donna paffutella dal volto dolcissimo, seduta su un muretto di fredda pietra di fronte alle imponenti colonne bianchissime della grande Piazza, gremita di persone indaffarate ad ammirare la maestosità del luogo.
Con mio marito e mia figlia, compagni di questa bellissima avventura che dura da 7 anni, ci siamo avvicinati alla donna che a vederla, sembrava avere circa sessanta anni e abbiamo iniziato a parlare con lei.
Ci ha detto sorridendo il suo nome, si chiamava Rosa ma tutti la chiamavano Rosetta. Dormiva a Palazzo Migliori, ma la mattina alle otto era costretta ad uscire e passare tutta la giornata fuori per rientrare alle sei di sera, ed era una delle più fortunate.
Trascorreva le sue giornate seduta su quel gradino, con le gambe gonfie a causa della circolazione che non funzionava e un forte diabete.
Ma la dolce Rosetta aveva sempre un sorriso per noi e per quei piccioni che non la lasciavano mai sola.
Ormai davamo cibo in più alla nostra Rosetta perché potesse dare da mangiare a quei suoi amici inseparabili ed era felice come una bambina alla quale regali un bel gelato.
Abbiamo conosciuto poi due persone anziane di settanta anni che dormivano in una tenda appena fuori la Piazza, finiti in strada perché non riuscivano più a pagare l’affitto di casa.
Giordano, un ex costruttore senza pensione e Gabriella ex direttrice scolastica anche lei senza pensione perché non aveva accumulato abbastanza anni di contributi per poterla percepire e affetta da un principio di Alzheimer.
Poi Claudio, pittore dagli occhi dolci e simpatia travolgente, Cristian, finito in strada a causa di una forte depressione dopo la morte della moglie.
Di storie tristi ne abbiamo ascoltate tantissime.
Storie sconvolgenti ma praticando la strada, ti rendi conto che ciò che è accaduto a quelle anime invisibili, potrebbe accadere ad ognuno di noi.
È veramente un attimo e tutto intorno ti può crollare.
Le prime volte, tornavo a casa ed ero molto triste, piangevo e non dormivo la notte.
Pensavo che mentre io tornavo nella mia confortevole casa, avevo cibo caldo da mangiare, un letto dove dormire, non ero costretta a cercare rifugio per non bagnarmi o per non morire di freddo, quelle persone rimanevano lì dove le avevo trovate e pregavano perché potessero sopravvivere.
Il mio istinto, sono sincera, è stato di mollare tutto, di non andare più perché il mio cuore ne soffriva troppo.
Ma poi feci i conti con la mia coscienza, era troppo facile far finta di non aver visto nulla e allora ripresi il mio entusiasmo iniziale e decisi di non lasciare mai più i miei nuovi amici, così dolci e bisognosi di amore.
Quanti non ce la fanno, quanti muoiono per freddo, per incidenti assurdi, per malattie che non si possono curare, perché aggrediti e pestati a morte da qualche balordo che sfoga così le sue frustrazioni o perché, in preda alla disperazione, si lasciano andare completamente.
Alcuni diventano pazzi, non riescono a sopportare il dramma di vivere in strada fino ad impazzire completamente.
E questa è la cosa che più mi ha sconvolto.
La strada è così. Ma conoscere queste anime è stata la gioia più grande della mia vita.
Perché quegli spiriti sperduti poi diventano tuoi amici, ti aspettano, parli con loro, li abbracci e quegli occhi che ti guardano con una luce indescrivibile, ti donano amore.
Molto di più di quello che tu gli doni.
Inizialmente si meravigliano che dei passanti volgono lo sguardo verso di loro, abituati, nella migliore delle ipotesi, all’indifferenza.
Non è così difficile iniziare questo cammino.
Io con mio marito e mia figlia, abbiamo iniziato da soli, portando un po’ di cibo, dei vestiti riposti in due zaini e tanto amore riposto nei nostri cuori
Oggi siamo tre gruppi che coprono tre diverse zone di Roma. Abbiamo capito che molto importante è la costanza.
Loro si affezionano a te e tu a loro.
Abbiamo capito che lo spirito con il quale si opera, deve essere uno spirito di servizio. Siamo noi che dobbiamo SERVIRE loro con la massima umiltà, comprensione, rispetto e delicatezza e senza ombra di giudizio.
Di fronte a queste persone tanto fragili ma anche tanto forti, ho imparato e imparo molto, ci insegnano tanta VITA ed è nostro dovere servirli.
E questo spirito di servizio è qualcosa che ti nasce dentro, qualcosa che poi fa parte di te. Per noi è diventato impossibile pensare di vivere senza la loro presenza.
Abbracciarli, parlarci, ascoltare le loro storie, riempie il cuore di un amore veramente indescrivibile e una volta conosciuto quell’amore nessun essere umano che intraprende questa attività con il giusto sentimento, può vivere senza.
Si crea un legame, una magia che tutti dovremmo assaporare.
E pensare di donare loro un abbraccio che possa alleviare un po’ delle loro atroci sofferenze, può rendere la nostra esistenza meno arida e fredda e più ricca di amore, un amore che va oltre le apparenze, oltre i giudizi, oltre noi stessi.
Certo, non possiamo pensare di cambiare la loro situazione ma possiamo essere un gancio per ripartire.
Tornare a casa e pensare che hai regalato un abbraccio, un sorriso e un po’ di calore umano ad anime abituate alla fredda indifferenza, riempie la vita.













