di Gaetano Pedullà
Nei primi giorni di aprile 2025, insieme a Giovanni Bongiovanni, presidente di Funima International Ets, sono partito per lo stato di Rio de Janeiro con l’obiettivo di conoscere da vicino alcune comunità locali e capire come sostenere concretamente le loro vite e i loro territori.
La visita è stata organizzata da Guto Azevedo e Adriana Campos, miei collaboratori da oltre dieci anni, che hanno messo tutta la loro esperienza e passione nel mostrarci la realtà di queste comunità. Insieme all’attivista Pedro Neves, che collabora con Fiocruz, prestigiosa istituzione brasiliana impegnata nella salute pubblica, abbiamo individuato due comunità significative nella regione della Costa Verde. Fiocruz, insieme al Forum delle Comunità Tradizionali e all’Osservatorio dei Territori Sostenibili e Sani della Bocaina, lavora da anni per mettere in dialogo saperi scientifici e tradizionali e per promuovere salute, sostenibilità e diritti in centinaia di comunità caiçara, indigene e quilombola.
Il viaggio, durato due giorni, si è svolto in un clima di entusiasmo, curiosità e profonda unione. Al termine, ho avuto l’opportunità di sedermi con Pedro Neves per ascoltare la sua storia, il racconto della comunità e la visione che guida il suo lavoro, dando così origine a un’intervista intensa e ricca di spunti preziosi.
Chi è Pedro Neves
Pedro è arrivato ad Angra dos Reis quando aveva sette anni, anche se è nato a São José dos Campos. Cresciuto in una famiglia impegnata nella lotta per la terra, ha vissuto fin da giovane a contatto con i movimenti sociali e ambientalisti locali e con le comunità tradizionali. All’università ha compreso che l’educazione può diventare uno strumento di lotta culturale e sociale, capace di preservare il territorio e la permanenza dei popoli ancestrali.
Oggi lavora presso l’Osservatorio dei Territori Sostenibili e Sani, dove saperi scientifici e tradizionali si intrecciano per costruire una filosofia del “vivere bene”, basata sulla prevenzione, sull’equilibrio e sul benessere integrale delle persone e delle comunità. Pedro osserva come molte malattie che colpiscono queste popolazioni non siano solo biologiche, ma conseguenza di violenze strutturali: conflitti per la terra, progetti industriali invasivi e criminalizzazione delle pratiche tradizionali.
Storia e resistenza di Angra dos Reis
Angra dos Reis ha una storia complessa. Prima della colonizzazione, era abitata dal popolo Tupinambá, protagonista della Rivolta Tamoio contro i portoghesi. Dopo l’armistizio, molti indigeni furono volutamente contagiati dal vaiolo, ridotti in schiavitù o convertiti al cristianesimo, in un vero e proprio etnocidio. Con il declino del commercio indigeno, la Corona portoghese introdusse la schiavitù africana, sfruttando la loro forza lavoro e le competenze agricole e metallurgiche necessarie alla coltivazione della canna da zucchero e di altre piante tropicali.
Il Quilombo di Santa Rita di Bracuhy nasce su una fazenda di José Breves, uno dei maggiori schiavisti brasiliani, che fungeva da centro di “cura” per gli schiavi sopravvissuti al trasporto oceanico. Solo più tardi, la comunità svilupperà la propria identità quilombola. Quilombo era un termine bantu che inizialmente indicava un luogo di riunione e organizzazione, e che con la tratta degli schiavi divenne simbolo di resistenza e libertà, come nel caso del celebre Quilombo di Palmares.
Dopo l’abolizione della schiavitù nel 1888, le terre rimasero oggetto di contesa e la costruzione della strada Rio–Santos, durante la dittatura militare, accentuò la segregazione sociale e la speculazione immobiliare.
Riconoscimento e sfide contemporanee
Negli anni ’80 e ’90, con la redemocratizzazione, molte comunità afrodiscendenti in tutto il Brasile iniziano a riconoscersi come quilombolas, grazie anche al Movimento Negro e all’Università Statale di Rio de Janeiro, che riconobbe formalmente il valore delle loro pratiche agricole, musicali e comunitarie. La Costituzione brasiliana tutela oggi i diritti delle comunità quilombolas e prevede strumenti di titolazione della terra, ma il percorso è lungo, complesso e spesso ostacolato da interessi economici.
Pedro sottolinea come la mancanza di scuole, sanità, trasporti e opportunità economiche rappresenti una forma di espulsione lenta. Le comunità quilombolas producono cibo sano e preservano la biodiversità, ma senza accesso ai mercati restano fragili. Sono loro, secondo Pedro, i veri guardiani della cultura e della natura: se la Terra non è collassata, è grazie alla loro capacità di proteggere foreste, acqua e biodiversità. Sostenerli significa salvaguardare non solo la comunità, ma l’intera umanità, diffondendo una filosofia basata sulla cooperazione, sulla solidarietà e sul rispetto reciproco.
Trip to Brasil 2026
A breve, nella seconda parte di febbraio 2026, insieme a Giovanni Bongiovanni e allo staff di Funima, torneremo al Quilombo di Santa Rita di Bracuhy per rafforzare la cooperazione e gettare le basi di un sostegno concreto. Insieme a Pedro visiteremo anche altre comunità, guidati dalla volontà di individuare le aree più bisognose e determinate a migliorare le proprie condizioni, consolidando relazioni, ascoltando nuove storie e costruendo percorsi di solidarietà duraturi.

