A cura di Gaetano Pedullà
Secondo giorno di viaggio
Il secondo giorno siamo tornati nella zona della Costa Verde, nei pressi del fiume Brachuy, per visitare la comunità – l’Aldeia – Sapukai dei Guaranì Mbya di Bracuí. Si tratta del più grande insediamento Guaranì presente nello Stato di Rio de Janeiro, popolato circa da 140 famiglie per un totale di 500 individui. In realtà, secondo Pedro, è possibile risalire a 9 famiglie estese o clan (‘joapygua’), dotate di un capo famiglia, da cui poi derivano tutti i singoli nuclei familiari della comunità.
I Guaranì sono un popolo molto pacifico e diplomatico, pur di evitare la guerra, hanno sempre preferito spostarsi in zone in luoghi più tranquilli. Per questo, quando i portoghesi arrivarono sulle coste, nel territorio chiamato ‘yvyrupa’, una parte del popolo Guaranì si rifugiò nella foresta e, dopo l’occupazione vera e propria, si allontanò ulteriormente dalla costa, spostandosi verso il Sud, in Paraguay, Argentina, Bolivia, per cercare rifugio ed evitare la cattura. Secondo uno storico Guaranì, negli ultimi 30-50 anni gli indigeni stanno ritornando nei luoghi dove risiedevano prima della colonizzazione. Non lo sappiamo con certezza, ma, forse, questa terra anticamente era abitata anche dai Guaranì.
Negli anni ‘60, all’epoca della dittatura, un primo gruppo di Guaranì si trasferì nel territorio dove attualmente risiede l’Aldeia, tuttavia, a causa delle continue invasioni e dell’impossibilità di difendere la terra, chiesero sostegno ad altre comunità. Sicché l’insediamento Sapukai fu costituito nel 1987 da João da Silva (Vera Mirim). La lotta per la demarcazione della terra, nonostante fossero riconosciuti i diritti dei Guaranì nella Costituzione del 1988, fu aspra e difficile e la comunità Sapukai ottenne la demarcazione della propria terra nel 1995 tramite il Decreto di Omologazione n. 1.661, ottenendo circa 2000 ettari.
Il primo cacique fu João da Silva, poi gli succedette Domingos Venite, che era anche lo xeramoi (anziano spirituale), deceduto nel 2020 a causa del Covid. Dalla morte del cacique João, la comunità ha vissuto diverse fratture nella propria organizzazione sociale, ma oggi è in corso un processo di riorganizzazione. Attualmente il cacique del villaggio è Algemiro da Silva, tuttavia nella comunità non c’è nessuno che possa diventare un xeramoi, indispensabile per eseguire i rituali fondamentali per l’organizzazione della cultura Mbya.
Ad accoglierci, al nostro arrivo, è stato Thiago, figlio di Algemiro. Ci ha ricevuti nel nucleo principale dell’Aldeia, situato in cima a una collina, all’ombra di un magnifico albero di mango. Thiago, che lavora come assessore per la salute indigena nello stato di Rio de Janeiro, ci ha parlato delle attività e delle difficoltà della comunità. Ha sottolineato fin da subito che l’obiettivo principale delle iniziative locali è la preservazione della cultura, con particolare attenzione ai giovani, spesso inclini ad allontanarsi dalla comunità — una difficoltà condivisa da molte realtà indigene e quilombola in tutto il Brasile. Una delle strategie per stimolare tale preservazione è organizzare incontri dove si danza, si canta, si raccontano storie, si svolgono attività attraverso l’uso di arco e frecce secondo la tradizione Guaranì. All’interno dell’Aldeia esiste una Casa della preghiera, un luogo sacro, dove le persone pregano tutta la notte. Nella cultura indigena esistono due tipi di malattie: la malattia spirituale, che può anche coinvolgere il corpo fisico e la malattia puramente fisica.
Gli anziani sanno come guarire la malattia spirituale, si prendono cura di bambini ed adulti ricorrendo alla preghiera ed alle erbe medicinali (medicina ancestrale). Nella maggior parte dei casi l’individuo è soggetto ad una malattia spirituale per cui la medicina ancestrale è in grado di condurlo alla piena guarigione tanto fisica quanto interiore. Tuttavia, nel caso in cui la malattia sia puramente fisica, svincolata da cause spirituali, l’indigeno moderno ricorre alla sanità pubblica brasiliana.
Nell’Aldeia Sapukai, in passato, regnava l’assoluta mancanza di servizi igienici di base; per usufruire dei servizi sanitari i Guaranì dovevano recarsi in centri di salute molto distanti dalla comunità, con il forte rischio di morire prima di poter ricevere adeguate cure. Grazie a molte lotte da parte dei leader indigeni, nel 2022, il municipio di Angra ha costruito un piccolo Centro di salute ESF (Estratégia de Saúde da Família) chiamato “Cacique Domingos Venite”, attivo dal lunedì al venerdì. Tra il personale, gli agenti sanitari sono indigeni che controllano le famiglie e prenotano appuntamenti quando necessario, soprattutto quando ci sono malattie che non possono esser curate tramite le erbe medicinali e la preghiera.

Un’altra delle principali difficoltà dell’Aldeia Sapukai è la mancanza di acqua potabile. Il processo di depurazione richiederebbe investimenti ben superiori alle possibilità economiche della comunità. Quando i Guaranì si stabilirono in questa zona, negli anni ’60, il territorio offriva abbondanti risorse idriche: tre cascate e un piccolo fiume garantivano acqua per tutti. Oggi, però, a causa del cambiamento climatico, il corso d’acqua si è ridotto notevolmente e le cascate stanno progressivamente scomparendo. Portare l’acqua fino alle abitazioni è diventato estremamente difficile. La comunità è alla ricerca di partner disposti a sostenere e finanziare un progetto che possa affrontare l’attuale emergenza idrica.
Inoltre, il cambiamento climatico, la mancanza di acqua, uniti alla posizione collinare del territorio, hanno impoverito il suolo. Un tempo si potevano coltivare numerose piante, ma oggi la pratica agricola è sempre più difficile. Il terreno è diventato acido e inadatto a molte colture. Attualmente, le uniche coltivazioni possibili sono quelle di manioca, patata dolce, banana e palmito. La bassa produttività agricola, aggravata dalla mancanza di mezzi per correggere l’acidità del suolo, impedisce alla comunità di produrre cibo biologico a sufficienza. Per necessità, adulti e bambini si affidano quindi a cibi e bevande ultra-processati, più economici ma nocivi per la salute, contribuendo alla diffusione di obesità e malnutrizione. Per contrastare questa tendenza, l’Aldeia sta portando avanti iniziative di educazione alimentare rivolte soprattutto ai giovani, promuovendo il ritorno a un’alimentazione sana e priva di sostanze chimiche. Tra queste, spicca il progetto del miele di cui parleremo più avanti: i Guaranì stanno producendo una bevanda a base di acqua e miele, con l’obiettivo di riabituare le nuove generazioni ad un consumo consapevole e naturale, in linea con la tradizione.
Il governo locale di Angra dos Reis – ci racconta Thiago – non riconosce che il comune ospita la più grande popolazione indigena dello Stato di Rio de Janeiro. Nelle scuole statali di Angra e dei dintorni si insegna solo in portoghese, considerata l’unica lingua ufficiale. Tutti i materiali didattici sono redatti esclusivamente in questa lingua, escludendo completamente la lingua e la cultura Mbya, che risultano così svalutate e cancellate dal percorso educativo.
Tuttavia – aggiunge Algemiro, padre di Thiago, docente esperto in sociologia e linguistica – la comunità ha reagito con determinazione: negli anni ’90 ha costruito autonomamente una scuola bilingue. In quegli anni l’attuale cacique impartiva lezioni all’ombra dello stesso albero di mango dove suo figlio Thiago ci ha accolti. Nel 2003, lo Stato ha assunto la gestione della scuola, che è stata ufficialmente riconosciuta come Colégio Indígena Estadual Guaranì ‘Karai Kuery Renda’. Oggi la scuola dispone di cinque aule e persino di un piccolo cinema, ma manca un asilo. Attraverso il dialogo e la collaborazione con altre comunità, l’Aldeia Sapukai ha compreso l’importanza di offrire anche un’educazione anche nella fase prescolare. Le esperienze di altri gruppi Guaranì hanno dimostrato che iniziare prima il percorso educativo rafforza la trasmissione della cultura. Attualmente alcune persone stanno seguendo un percorso di formazione per poter avviare l’educazione prescolare nella comunità.
Studi recenti confermano che i primissimi anni di alfabetizzazione sono decisivi per l’imprinting culturale. Per questo motivo, alla scuola ‘Karai Kuery Renda’, durante i primi tre anni i bambini vengono istruiti esclusivamente nella loro lingua madre, con l’obiettivo di preservare e rafforzare l’identità culturale. Algemiro ci spiega che uno degli insegnamenti fondamentali è la cosmologia Guaranì. Questa materia aiuta i bambini a sviluppare un legame profondo con la natura, trasmettendo la visione dell’origine del mondo e dell’essere umano non solo secondo la cultura Guaranì, ma anche attraverso il confronto con altre cosmologie indigene: in Brasile se ne contano almeno 200. Secondo i Guaranì, un tempo gli Dei abitavano la Terra, ma oggi non più. Ogni essere umano è considerato figlio di Dio, rappresentato con un maestoso copricapo di piume. Alla scuola ‘Karai Kuery Renda’ l’insegnamento del portoghese viene introdotto a partire dal terzo anno, come seconda lingua. L’istruzione in lingua Guaranì è garantita fino al quinto anno, ma dal sesto al nono mancano ancora insegnanti adeguatamente formati. Di conseguenza, per proseguire gli studi i ragazzi sono costretti a iscriversi alle scuole statali, dove si insegna esclusivamente in portoghese. Questo li espone al rischio di perdere la propria identità culturale perché il percorso didattico ufficiale non riconosce la cultura, le tradizioni dei popoli indigeni.
Wanderson Karai Tataendy, giovane appartenente alla comunità Sapukai, ci ha raccontato la sua esperienza scolastica al di fuori dell’Aldeia. Nelle scuole pubbliche la cultura indigena non solo viene ignorata, ma spesso è considerata arretrata e inferiore. Questo pregiudizio è talmente radicato da portare, in molti casi, gli stessi studenti Guaranì a disprezzare le proprie origini. Wanderson ha vissuto in prima persona questa crisi identitaria: è caduto nella dipendenza digitale ed ha attraversato un periodo di depressione. Grazie al sostegno degli anziani della comunità è riuscito a superare questo momento difficile ed è oggi uno dei principali attivisti dell’Aldeia. Ha fondato il canale YouTube Coletivo Videos (https://www.youtube.com/@coletivovideos), attraverso il quale promuove la bellezza della cultura Guaranì e denuncia le problematiche che affliggono la comunità, causate in gran parte dal più recente processo di modernizzazione, dal neocolonialismo delle multinazionali e dagli effetti della globalizzazione. Karai Tataendy è diventato un punto di riferimento per i giovani della Sapukai: un esempio concreto di riscatto personale e impegno collettivo. La sua storia rappresenta una fonte di ispirazione per molti coetanei.
Nel 2006, il programma statale Luz para Todos, nato per portare elettricità nelle zone rurali, ha raggiunto anche l’Aldeia Sapukai. L’intervento ha permesso di collegare alla rete elettrica 82 famiglie Guaranì, per un totale di 392 persone. L’elettricità ha trasformato profondamente la vita quotidiana: attività come l’artigianato, prima possibili solo di giorno, potevano essere svolte anche di sera. Con l’arrivo della corrente è arrivata anche la televisione, che ha introdotto nella comunità un flusso costante di valori e modelli culturali occidentali, spesso in contrasto con la cultura nativa. Questo ha contribuito a una crescente perdita di identità culturale, spingendo sia giovani che adulti verso comportamenti viziosi come, ad esempio, il gioco d’azzardo.
Nel 2020 l’azienda Eletronuclear – legata alle vicine centrali nucleari – ha finanziato e realizzato l’installazione di una connessione Internet all’interno della comunità. In un primo momento, si sperava che l’iniziativa potesse facilitare la didattica a distanza e rafforzare i contatti con altre comunità. Tuttavia l’esposizione improvvisa alla tecnologia connessa degli smartphone – soprattutto attraverso i social media – ha spinto molti giovani ad aspirare a uno stile di vita materialistico, tipico della cultura occidentale e in netto contrasto con i valori tradizionali dei Guaranì. Da un lato questo ha accentuato la perdita dell’identità culturale; dall’altro ha spinto ulteriormente i giovani verso il gioco d’azzardo, visto come un modo veloce per ottenere il denaro necessario a inseguire lo stile di vita mostrato dalla televisione e dai social media. Quando però le aspettative di guadagno venivano deluse, subentravano frustrazione e disillusione, aggravate dalla mancanza di prospettive concrete e dalla scarsità di risorse presenti all’interno dell’Aldeia Sapukai. La dipendenza digitale, che colpisce gravemente giovani e adulti in tutto il mondo, ha avuto conseguenze particolarmente pesanti tra i giovani Guaranì. Ansia, depressione e altri disturbi psicologici sono diventati sempre più diffusi, e purtroppo si sono verificati diversi casi di suicidio, non solo nell’Aldeia Sapukai, ma anche in altre comunità indigene in tutto il Brasile.
Gli anziani della comunità si stanno impegnando moltissimo nel tentativo di risolvere la crisi di identità a la mancanza di prospettive che affliggono i giovani. Come abbiamo visto, la scuola ‘Karai Kuery Renda’ rappresenta un primo importante passo, ma l’Aldeia ha messo in moto diverse iniziative, a mio avviso, molto interessanti.

Thiago ci ha accompagnato presso il clan che si occupa del progetto del miele, attivo da 2 anni, e, successivamente, Lucas Xunum, membro del clan presieduto da Dona Genira, ci ha descritto accuratamente ogni dettaglio. Nella produzione del miele vengono coinvolti i giovani Guaranì che, inizialmente, provvedono alla cattura delle ‘api native’, prive di pungiglione, successivamente, alla realizzazione della prima arnia per ospitare le api appena catturate, poi alla realizzazione della seconda arnia dedicata alla produzione di miele ed infine alla raccolta del miele stesso e alla realizzazione dei vari prodotti utili alla comunità. In tal modo, innanzi tutto, i giovani toccano con mano un rituale ancestrale: Il Battesimo del nome, ovvero l’assegnazione del nome Guaranì ad un bambino appena nato attraverso la cerimonia del miele. In passato i Guaranì Mbya erano costretti a recarsi in un’altra comunità Guaranì di Sao Paulo per effettuare il Battesimo, ma grazie alla recente introduzione della produzione di miele, oggi, il sacro rito avviene direttamente nell’Aldeia Sapukai. La cera d’api viene utilizzata per fabbricare candele indispensabili sia per la realizzazione di tutte le cerimonie sacre, sia per il momento di preghiera individuale e comunitaria. Molti fra i giovani coinvolti nel progetto del miele si sono appassionati e hanno, in tal modo, ritrovato l’identità culturale.
Un altro importante derivato è una bevanda a base di acqua e miele, ideata per contrastare il consumo di cibi e bevande ultra-processati e per riabituare le nuove generazioni a una alimentazione consapevole e naturale, in linea con la tradizione.
In futuro – afferma Lucas – la comunità si ripropone di avviare il commercio del miele, ma al momento la funzione principale rimane la preservazione della cultura.
Successivamente Thiago ci ha condotti nel clan di Hortelina, dove il signor Paulo ci ha accolti con entusiasmo, mostrandoci il vivaio di germogli attualmente in fase di coltivazione. In questo spazio i giovani della comunità vengono coinvolti attivamente: a ciascuno di loro viene affidata la cura di una o più piantine. Attraverso questa esperienza diretta i ragazzi imparano a conoscerne le caratteristiche, comprese le proprietà curative, e ne seguono l’intero processo di crescita. In questo modo, oltre ad acquisire conoscenze pratiche, i giovani sviluppano un legame profondo con la natura, sperimentandone i benefici in modo concreto e riscoprendo il valore del rapporto armonico con l’ambiente.
Thiago ci ha parlato del progetto di un Centro culturale, uno spazio dedicato denominato ‘Aldeia Tematica’, dove vengono praticate la danza, i canti e le cerimonie con l’arco e le frecce, dove gli anziani possano raccontare storie per educare giovani e adulti alla cultura ancestrale. Inoltre è in programma di mostrare la cultura culinaria e la pratica della medicina ancestrale, non solo ai nativi ma anche ai turisti (non indigeni). Il turismo comunitario permetterebbe ai Guaranì Mbya di guadagnare denaro da reinvestire nelle varie opere funzionali al miglioramento della vita nella comunità. Per poter realizzare un simile spazio l’Aldeia Sapukai è in cerca di sostegno economico che, al momento, è del tutto assente.
Un altro importante progetto riguarda l’allevamento di pesci in vasche, l’acquacultura, che permetterebbe di qualificare 4 giovani come responsabili del mantenimento delle strutture e della produzione alimentare. I Guaranì, tradizionalmente legati alla pesca, sono stati costretti nel tempo a rinunciarvi a causa del cambiamento climatico; questo progetto permetterebbe a giovani e adulti di riavvicinarsi almeno in parte ad una antica tradizione. Anche in questo caso l’Aldeia e in cerca di fondi.
Attualmente sono state introdotte le competizioni di Fútbol per stimolare nei giovani lo spirito di squadra e, quindi, di comunità. All’interno dell’Aldeia esistono già diversi team di calcio, ognuno per ogni nazione (Brasile, Italia, …).
Ogni attività svolta si fonda sul profondo rispetto che i Guaranì nutrono per la foresta atlantica, oggi fortemente minacciata. Ogni iniziativa viene pensata nel pieno rispetto dell’ambiente, con l’obiettivo di preservare la vegetazione nativa e di non alterare l’equilibrio dell’ecosistema.
L’Aldeia Sapukai è anche attiva in diverse iniziative economiche, soprattutto rivolte ai turisti, per generare entrate a sostegno della vita comunitaria. All’interno dello stesso clan dedicato alla produzione del miele, abbiamo visitato un laboratorio all’aperto di splendide orchidee, coltivate proprio per evitare di prelevarle dalla foresta. Poco dopo, abbiamo potuto ammirare diversi manufatti di artigianato Guaranì, realizzati dalle donne della comunità.
L’impressione ricevuta durante la nostra visita è quella di una comunità attiva, impegnata concretamente nel miglioramento delle proprie condizioni di vita, con una particolare attenzione alla formazione e al benessere dei giovani. Per questi motivi, l’Aldeia Sapukai rientra pienamente nel profilo delle realtà che Funima International ETS è solita sostenere. Tuttavia, saranno necessarie ulteriori verifiche per confermare un eventuale supporto.
To be continued…

