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La Vergine del Miracolo. Di Annamaria Iurlaro

15 Lug 2024

Nella Cattedrale di Salta c’è la statua della Vergine del Miracolo. Bella, davvero molto bella. Il femminile e la devozione verso di esso sono presenti ovunque. Chiunque può raggiungere la statua della Madonna, senza ostacoli. La gente si avvicina, la tocca e bisbiglia qualcosa: prega, chiede, ringrazia. E questo accade ovunque. A un angolo della Piazza 9 Luglio, su una delle colonne del porticato, c’è l’immagine di una Madonna azzurra fatta di piastrelle a mosaico, posta in basso, facilmente raggiungibile. Una sera, vedo un uomo, dall’aspetto di chi sta rientrando dall’ufficio, con tanto di cartella da lavoro in mano, fermarsi davanti a quell’immagine. Pone la sua mano sulla Madonna, bisbiglia e prega. Quasi non ho potuto trattenere le lacrime.

Si parla tanto di trasformare le sovrastrutture costruite dalle immagini tramandateci per millenni dalla nostra religione, di andare al di là della nostra eccessiva antropomorfizzazione. Eppure, la dolcezza e la tenerezza del gesto di quell’uomo che omaggia e si affida con naturalezza alla Grande Madre richiama l’essenza contenuta in quell’immagine. Quando parliamo di amore, quello che per noi difficilmente trascende immagini e concetti umani, l’amore di una madre che tutto abbraccia e perdona è sicuramente quello che più si avvicina a quello divino.

Sono arrivata qui consapevole di mettere i piedi su una terra martoriata da noi occidentali, convinta che non ci siano scuse per i meccanismi di secolare povertà che abbiamo imposto a questi popoli. Sono entrata in punta di piedi, accolta fin dall’aereo da una suggestiva mezza luna rossa che sorgeva in cielo, risplendendo poi con la sua luce bianca sull’Oceano che bagna l’Argentina. Quella splendida luna l’ho ritrovata quaggiù, nella terra rossa di questo paese che si mostra senza risparmio agli occhi incantati dalle meravigliose forme e colori del paesaggio che mutano a ogni angolo. Come una madre, accoglie. E perdona.

Ancora sull’aereo avevo sognato, nella lunga notte del viaggio, la veemenza con cui avrei voluto rivendicare i diritti di questa terra. E nel sogno percepivo che non era la violenza delle parole la forma giusta, che in qualche modo ciò che è stato non poteva che essere così e che ciò che è, è giusto che sia così. Pensieri apparentemente assurdi. Ma solo qualche giorno dopo è Giovanni a esprimersi nello stesso modo, riferendosi alla condizione di molti nativi: “Sono sicuro che sia giusto così”. Il giusto della volontà divina, non certo umana. Il giusto nel quale si racchiude il senso delle missioni di FUNIMA in questo luogo: operare per il futuro delle generazioni dei due mondi, provando a guarire il passato.