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Diario di viaggio di Gaetano Pedullà – III° parte

20 Giu 2024

Nella terza parte del suo Diario, Gaetano ci racconta con quali modalità viene eletto il capo comunità, come le famiglie si impegnino attivamente nell’apportare migliorie alla comunità dopo l’intervento di FUNIMA International e la realizzazione delle opere idriche.

Tocca temi quali la difficoltà di accesso ai servizi sanitari e alle scuole, e l’importanza dell’accompagnamento familiare.

 

Terzo giorno di viaggio

Il terzo giorno ci siamo spostati nella zona di Embarcación e abbiamo conosciuto Erica Garcia, la collaboratrice di Funima che svolge l’accompagnamento familiare con cadenza settimanale nelle tre comunità in zona: “El Alambrado”, “La Medialuna”, “Las Llanas”.

Nelle comunità indigene di questa zona il Cacique viene eletto in base ai meriti, direttamente dal popolo, ogni 3 anni, mentre nella zona di Santa Victoria Est persiste la leadership ereditaria. Il problema della leadership ereditaria è la frammentazione comunitaria perché quando emerge un nuovo leader riformista, solitamente più giovane e meritevole, che non sia figlio del Cacique in carica, è molto probabile che nascerà un conflitto di potere con la conseguente secessione nella comunità, ovvero si formerà una nuova comunità con a capo il Cacique più giovane che si allontanerà dalla comunità originaria per cercare un luogo dove andare a vivere; il posto nuovo sarà certamente privo di infrastrutture idriche, sanitare, comunitarie poiché tutti i luoghi che ne sono dotati sono ambitissimi e per questo già occupati da altre comunità.

Stando alle testimonianze dei volontari in loco ciò è accaduto diverse volte nel territorio di Santa Victoria Este. Dal punto di vista del sostegno umanitario la secessione all’interno di una comunità che dispone di infrastrutture rappresenta un peggioramento delle condizioni di vita e la necessità di intervenire nuovamente per sostenere anche la nuova comunità. Nel caso della leadership per elezione popolare questo problema non sussiste perché il Cacique viene eletto ogni 3 anni.

Nella comunità “El Alambrado” è stato molto bello notare che gli aborigeni hanno chiuso la struttura di raccolta di acqua piovana fornita da FUNIMA utilizzando mattoni cotti di propria produzione, intonacando e, infine, verniciando. Una comunità molto attiva che pratica la caccia e cerca di impegnarsi in lavori saltuari presso i campi agricoli vicini o nelle opere murarie in zona Dragones.
Non possono praticare l’agricoltura, pur avendo adibito una zona allo scopo, perché piove pochi mesi l’anno e non c’è abbastanza acqua. La comunità è dotata di un pozzo attualmente fuori uso per cui è necessario un intervento. Funima ha in programma di realizzare una torre con cisterna di stoccaggio e rete idrica di smistamento sino alle singole abitazioni che risolverebbe ogni problema e la comunità potrebbe praticare l’agricoltura, l’allevamento e avviarsi verso una completa autonomia.

Per quanto riguarda l’educazione la scuola più vicina è a 8 km e la mobilità è spesso impedita dalle pessime condizioni della strada specie nella stagione delle piogge (da novembre a marzo in questa zona dell’Argentina); come risultato attualmente la scuola non è frequentata da nessuno dei 19 giovani presenti nella comunità. L’assistenza sanitaria è un problema sempre a causa delle pessime condizioni del cammino per cui non sempre arriva l’autoambulanza in caso di emergenza e qualora avvenga un ricovero a Dragones o Embarcación il malato non viene riportato a casa per cui è costretto a elemosinare un passaggio di qualche altro paziente che rientra in zona. In questa comunità FUNIMA, attraverso l’accompagnamento familiare, sta cercando di introdurre le buone abitudini di igiene e pulizia e al momento non esiste uno spazio specifico per gettare la spazzatura. Occorre tenere presente che i popoli indigeni nascono come nomadi che hanno sempre vissuto di caccia, pesca e raccolta dei frutti, dopo aver consumato il cibo lo scarto era naturalmente riassorbito dall’ecosistema, essendo di natura organica.

Con l’avvento dell’era moderna, con l’insorgere della crisi umanitaria, venivano offerti agli aborigeni alimenti in contenitori o buste di plastica del tutto sconosciute alla loro cultura. L’aborigeno non si è mai dovuto preoccupare di smaltire rifiuti per questo non è facile sensibilizzarlo in usi e costumi che non hanno mai fatto parte della sua cultura; considerando, inoltre che è stato invaso, scacciato dal proprio territorio di origine occorre molto tatto, sensibilità e professionalità nel guidarlo verso alcuni cambiamenti comportamentali utili alla sua autonomia e sopravvivenza, occorre stabilire una relazione di fiducia e cooperazione e ciò è quanto stanno cercando di portare avanti Erica e Victor in questa e in altre comunità.

Nella Comunità “La Medialuna” abbiamo visto nuovamente un marcato spirito comunitario e cooperativo: praticano l’allevamento, l’agricoltura, fabbricano mattoni cotti con cui costruiscono le abitazioni, raccolgono la legna e tengono pulite le case e le strade. Hanno 3 pozzi inattivi e vivono una condizione di crisi idrica grave e il municipio li rifornisce costantemente di acqua, quando le condizioni della strada sterrata lo permettono. Funima ha in progetto di riattivare le due torri preesistenti sostituendo o riparando i pannelli solari, sostituendo le pompe inutilizzabili e realizzando una rete idrica di smistamento che arrivi sino alle case. Tale progetto è in fase di verifica finale sia da parte degli enti finanziatori sia da parte del municipio di Embarcación, dopodiché verrà concretizzato e la comunità potrà finalmente essere autosufficiente. Alla fine della visita ci hanno invitato a conoscere il loro centro di culto chiuso con finestre e porte in legno e molto ben curato. A parte l’acqua l’altro grande problema della comunità è la salute: la presenza di operatori sanitari è saltuaria (una visita al mese) e il primo centro assistenza è a 25 km su strada sterrata che in caso di pioggia è impraticabile.

Infine abbiamo visitato la comunità “Las Llanas” dove FUNIMA a di recente ha realizzato due torri con relative cisterne di stoccaggio e reti di distribuzione idrica, una sino all’area destinata all’agricoltura e l’altra sino alle singole abitazioni. Nel realizzare tutto questo lavoro il municipio ma soprattutto la comunità hanno cooperato attivamente. Questa opera sta cambiando la vita alla comunità, hanno avviato attività agricole di produzione di mais, ortaggi vari, anguria e hanno in programma di chiudere con un recinto l’ampia zona destinata all’attività agricola. La comunità si procura alimento anche attraverso la caccia, attività tradizionale della cultura aborigena. Commerciano a Dragones e in altri centri abitativi i capi in cuoio e oggetti artigianali realizzati con le fibre di “chaguar” (pianta tipica del bosco del Chaco).

Hanno una scuola rurale in loco, costruita dal municipio, ma la cucina piccola e angusta, ha i fornelli alimentati da una bombola a gas e vi è il grave pericolo di esplosione. FUNIMA ha effettuato qualche valutazione in merito ma al momento non può intervenire perché si tratta di un’opera pubblica e deve attendere alcune informazioni da parte dell’amministrazione pubblica prima di poter decidere come muoversi. Durante la nostra visita alla comunità Victor si è accorto che un’abitazione, cui arrivava l’acqua dalla rete idrica appena realizzata, era del tutto abbandonata a differenza di qualche mese fa e questo rappresenta un grave spreco perché, come ci è capitato di toccare con mano, ci sono migliaia di aborigeni e comunità totalmente prive di acqua.
Il Cacique ci ha spiegato che si tratta di una famiglia che si è dovuta trasferire per poter iscrivere i propri figli alla Scuola Secondaria, dato che nella comunità, al momento, è presente solo la Scuola Primaria. Ha poi aggiunto che nelle comunità aborigene di Dragones spesso le famiglie si spostano verso i grandi centri abitati per trovare lavoro, per vendere con più facilità i prodotti artigianali, perché in zona è difficile trovare lavoro.

Erica Garcia, oltre a collaborare con FUNIMA, lavora per “EL PLAN UNIR” o più semplicemente “UNIR”, un programma istituito dalla Provincia di Salta e operante in contesti rurali-aborigeni, che consiste nel promuovere l’accompagnamento familiare come pratica condivisa con le donne in gravidanza, i bambini da 0 a 8 anni e le loro famiglie conviventi. Tra FUNIMA e UNIR è sorta da tempo una collaborazione importante, non solo a Dragones ma anche in altri municipi, perché da un lato UNIR ha bisogno di ONLUS affidabili ed efficienti come FUNIMA per la realizzazione e manutenzione di infrastrutture utili a migliorare le condizioni socio-sanitarie delle comunità, dall’altro FUNIMA ha bisogno di accompagnare costantemente le comunità per stabilire un clima di fiducia, di cooperazione, per capire i loro bisogni e quali progetti realizzare a loro sostegno. Fra l’altro il costante accompagnamento permette anche di verificare lo stato delle infrastrutture realizzate da FUNIMA e quindi di intervenire in modo tempestivo in caso di eventuali guasti.

Erica ed altri collaboratori di FUNIMA lavorando anche per l’UNIR, forniscono un accompagnamento familiare e comunitario realmente costante. Erica ha una grande passione verso l’opera di sostegno solidale e lo trasmette nella meravigliosa relazione che ha con i bambini aborigeni.

 

To be continued…