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FUNIMA International

Buona lettura!

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Tra le strade di Bologna: il nostro sostegno ai senza dimora.

27 Feb 2024

Se ciascuno facesse la sua piccola esperienza di barbone! Indossare degli stracci,
mettersi a un incrocio, stendere la mano ai passanti, subire il loro disprezzo
o ringraziarli del loro obolo − che disciplina!
Emil Cioran

Da oltre tre anni prosegue, con continuità, l’impegno “on the road” del gruppo operativo FUNIMA International dell’Emilia Romagna. Dall’inizio dell’attività, in pieno periodo pandemico, i volontari non si sono infatti mai fermati, ed il progetto di assistenza ai senzatetto nell’area metropolitana del Comune di Bologna si è arricchito di collaborazioni e mani volenterose.

Attualmente i volontari che portano avanti l’iniziativa sono una quindicina e si sono suddivisi i compiti per organizzare al meglio le uscite settimanali: dal recupero, gestione e sistemazione di abbigliamento e coperte, all’approvvigionamento alimentare, fino alla preparazione dei pasti caldi e delle bevande che vengono distribuiti per le vie della città a chi ha bisogno… a quelli che, ad una certa ora della sera, cercano sotto un porticato un angolino, un minimo riparo che sarà la loro casa per qualche ora.

Purtroppo si nota in questo periodo un aumento nel numero di persone in stato di disagio sociale, anche per ragioni connesse alla situazione socio-politica nazionale ed internazionale che si fa sempre più tesa, portando come inevitabile conseguenza i soggetti più deboli e fragili a vivere ai margini della società, per non dire ai margini della vita.

Per questo motivo assume ancora maggior valore la creazione a Bologna di un progetto stabile e strutturato, con la partecipazione di FUNIMA International ad una rete di assistenza che vede coinvolte circa quaranta associazioni locali, sia laiche che religiose.

“Progetto Insieme – Rete Carità Bologna” è la denominazione che ha assunto questo coordinamento che, grazie alla continua interazione tra i vari referenti, mira a svolgere anche attività caritatevoli e sociali di più largo ed articolato respiro.

Oltre alla distribuzione di beni di prima necessità nelle strade ogni giorno della settimana, si cerca ad esempio di coinvolgere gli enti locali per ottenere una struttura in gestione, ci si interfaccia con le istituzioni per risolvere specifiche problematiche, si opera attivamente per il reinserimento sociale e lavorativo dei soggetti più idonei. Si partecipa ad iniziative comuni a volte coinvolgendo le persone senza fissa dimora, sempre col fine di emanciparle ed offrire maggiori possibilità di recupero.

Lo spirito di collaborazione senza pregiudizio che anima FUNIMA International diventa un valore condiviso e si manifesta con azioni semplici ma, allo stesso tempo, piene di significato.

Ascoltiamo ora, direttamente dalla “voce” del referente Matteo, come si svolge il servizio di assistenza alle persone senza fissa dimora svolto dal team FUNIMA International di Bologna:

“Ognuno dei volontari collabora in base alle proprie possibilità, ultimamente usciamo a sabati alterni, turnandoci con un’altra associazione locale, oppure il giovedì, quindi almeno una volta alla settimana.
Il servizio effettivo comincia poco prima delle ore 16.00, scegliendo dal magazzino e caricando su due auto l’abbigliamento che sappiamo essere necessario, le coperte e le scarpe da consegnare. Alle 18.00 ci ritroviamo in una delle nostre abitazioni, oppure nella sede di un’associazione partner, per cucinare e confezionare i sacchetti da distribuire. Non prepariamo mai meno di 55-60 pasti: sono porzioni che comprendono una minestra, la frutta, un dolce e l’acqua. Alle 20.15 ci portiamo nella zona del centro di Bologna e della stazione per incominciare la distribuzione. Ci dividiamo in due gruppi di almeno 3-4 volontari ciascuno, compiendo quindi due tragitti diversi per raggiungere più bisognosi, anche nel centro storico della città. Il nostro servizio termina verso le ore 22.30-23.00. Ormai abbiamo stabilito un buon rapporto con queste persone senza fissa dimora, ci riconoscono e si mostrano disponibili, anche se non mancano, a volte, situazioni delicate che vanno gestite con cautela”.

Condividiamo le riflessioni di alcuni volontari che partecipano a questa attività, importante e delicata al tempo stesso.

Eliana: “Saranno un terzo o anche meno i senza tetto che ci ringraziano per ciò che portiamo loro, la maggior parte non lo fa… tutto sommato è un’attività che dà poca gratificazione, quindi qual è la molla che ci spinge? Una delle motivazioni più comuni che sento è che è bello stare insieme durante e dopo il servizio, ma diciamo questo perché ci sentiamo soli? A Bologna ci sono tantissime associazioni, quindi credo che queste persone mangerebbero anche senza di noi. Però noi guardiamo gli “invisibili”: spendiamo del nostro tempo per ascoltarli, per accudirli e così li facciamo diventare un po’ meno invisibili. Di rado ho pensato alla speranza, l’ho spesso vista come un’inutile illusione che fa perdere tempo. Invece ho realizzato che a loro, messi così male che peggio non potrebbe essere, noi diciamo che non tutto è perduto.

Trasmettere la speranza a chi è a terra è importante. Chi è portatore di speranza non può essere fermato dal male… ecco allora che, in questa ottica,  la valenza spirituale dei nostri gesti è grande. L’entusiasmo è un’emozione effimera che col tempo cala, quindi non dovremmo compiere scelte sulla base dell’entusiasmo, bensì sulla base delle nostra consapevolezza interiore, perché le opere dello spirito sono così: noiose, faticose, eterne”.

Gabriella: “Trovarsi per offrire, a chi ha avuto poca fortuna e spesso un passato difficile, non solo un pasto caldo ma soprattutto la nostra “presenza”, è per me un’esperienza nuova, che mi ha permesso di accettare senza giudizio parti un po’ nascoste di me stessa e di avere una comprensione diversa della realtà. È sempre piacevole condividere la preparazione dei pasti con gli altri volontari, ci permette di conoscerci in un ambito operativo diverso e, allo stesso tempo, di renderci utili… due aspetti importanti di crescita personale e sociale”.

Alessandro: “Nelle serate invernali più fredde, quando distribuiamo coperte, vestiti e cibo, guardando in faccia e ascoltando alcuni senzatetto mi accorgo di quanto è utile quello che stiamo facendo. Mi capita di pensare che nessuno dovrebbe vivere quell’esperienza, perché mi sembra troppo dura e neanche sappiamo se quello che portiamo sarà sufficiente per far sentire loro un calore adeguato durante la notte. Mi chiedo come mi sentirei io in quella situazione e sicuramente penso che sarei contento di ricevere un aiuto, quindi continuo a farlo sapendo che è la cosa giusta”.

Marilisa: “Fare servizio per i senzatetto è un’esperienza per me molto particolare… tante sono le emozioni che si affastellano e spesso mi confondono. La gioia di osservarli mentre mangiano un pasto caldo si mischia alla sofferenza di vederli in una condizione minimale di vita… L’entusiasmo di portare loro abiti puliti e decenti si trasforma in rabbia, quando alcuni di loro ci trattano come fossimo una boutique che non soddisfa le loro aspettative. La compassione, quando incontro qualcuno sopraffatto dell’alcool o giovani tristi e disperati che non sanno neppure perché  sono lì, si mischia a un doloroso senso di impotenza che mi fa sentire inutile e frustrata. Poi arrivano i dubbi… perché lo sto facendo? Per acquietare la mia coscienza? Perché così mi illudo di essere utile? Cosa posso trasmettere loro che davvero possa aiutarli ad affrancarsi da una simile condizione?

Ecco, ogni volta questi sentimenti mi assalgono e ogni volta torno a svolgere il servizio, sperando che stavolta sarà più facile… Allora mi appoggio alla presenza dei miei compagni e delle mie compagne, e alla sensazione che, se il nostro operato dovesse essere anche solo un piccolo granello di polvere luminosa nella vasta oscurità della sofferenza umana, sarà  stato pur sempre qualcosa”.

Paolo: “Dopo 3 anni che partecipo alla distribuzione e raccolta di beni di prima necessita e alimenti, negli ultimi mesi ho potuto constatare un sensibile aumento di persone in difficoltà, probabilmente dovuto alle guerre sempre più numerose e cruente. Non è sicuramente un bel segnale osservare questa tendenza, ma nel mio piccolo poter fare qualcosa per alleviare il disagio di questi fratelli sfortunati mi sembra il minimo. Molti conoscenti mi stanno aiutando donando indumenti, questo significa che vi è sensibilità nei confronti di questo problema”.

Matteo: “Aiutare queste persone è un’esperienza che ti arricchisce dentro a prescindere. È vero che la nostra natura ci spingerebbe magari a fare qualcos’altro, perché bisogna organizzare il servizio a volte di corsa, inserirlo tra gli impegni della vita quotidiana (che è già piena di problemi), coordinarci tra di noi, ciascuno con le proprie vicende da affrontare. Ma alla fine, volgendo lo sguardo indietro nel tempo e guardandoci negli occhi alla fine della serata, ripensiamo a come ci siamo relazionati con questi “amici”, alcuni vecchi ed altri più recenti. Ormai ci si chiama per nome, ci raccontiamo come va… ad esempio Daniel, un senzatetto di porta Castiglione sempre alticcio, ci lascia andare via solo dopo aver recitato una preghiera con lui, non si capisce bene cosa dice, ma guarda il cielo tenendo in mano un rosario e si commuove. Ci rendiamo conto che se nessuno facesse quel poco che facciamo, rimarrebbero abbandonati e questa consapevolezza, anche se non siamo mai sicuri di aver dato il massimo, ci fa sentire vicini e con il cuore pieno di gratitudine”.