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Buona lettura!

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Arrivo sulle Ande.

4 Mag 2019

E’ notte fonda. Sono da poco scesa dal bus che mi ha portato a Santa Rosa de Tastil, sulle Ande.
Siamo a casa di Ramon, Presidente della Fundación Los Niños de San Juan. I miei compagni di viaggio si sono accomodati sotto le loro coperte. Il viaggio è stato lungo e i giorni che hanno preceduto il viaggio molto intensi. La stanchezza si fa sentire in modo prepotente. Il mio corpo indolenzito desidera più che mai un po’ di riposo, ma non è ancora il momento. Non ancora. I miei occhi e la mia anima mettono a tacere il corpo: hanno un appuntamento importante, intimo e irrinunciabile.
Apro la porta, esco e faccio qualche passo. Stringo forte la sciarpa di lana contro il viso e alzo gli occhi al cielo. Eccomi. A tu per tu con… l’Universo.
Mi lascio avvolgere da un manto diamantato. Sento dilatare le pupille e inspiro lentamente. Profondamente. Respiro un’energia vibrante e feconda, densa come un collante che afferra ogni frammento del mio essere come per ricongiungerli… come per rendermi ancor più forte, solida, compatta.
Lacrime calde scorrono lungo il mio viso infreddolito. Mi sento un tutt’uno con la Pachamama. Un unico soffio. Un unico respiro.
Finalmente. Sono a casa.

7 maggio. 1° giorno.

Enrico, Daniela, Roberto, Eleonora, Marco, Cecilia, Fabio, Isacco, Francesca, Matias, Giovanni, sono i ragazzi che compongono questo nuova spedizione Trip to Argentina. Alcuni di loro li conosco da anni, altri da qualche mese. Ma è come si ci conoscessimo da sempre.
Dopo colazione insieme a Ramon e sua moglie Sandra, carichiamo sul furgone borse di pane fresco e del materiale che lasceremo a Pacha Inti dove nasce il progetto idrico “Mama Cocha” e che servirà per montare dei pannelli fotovoltaici.
Ramon oggi ci mostrerà gli avanzamenti dei lavori a Pacha Inti, ovvero ciò che è stato realizzato da novembre ad oggi e ci porterà a visitare alcune famiglie e scuole di Las Cuevas e Ingegner Mauri.
Ad ogni fermata, ad ogni incontro, ad ogni stretta di mano e abbraccio, vedo i miei compagni di viaggio cadere come birilli. Uno ad uno.
Come investiti da una qualcosa, che lascerò a loro descrivere, che li spiazza e riempie i loro occhi di consapevolezza e lacrime.
Li osservo… non dico nulla e stringo loro la mano. So esattamente cosa provano. Le parole in questo caso non servono.
E’ solo l’inizio… l’inizio di un viaggio, che in cuor mio so bene, non prevede ritorno.

Sonia

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